PSICOLOGIA ARCHETIPICA, NUOVO LINGUAGGIO CORPOREO.
Avrei preferito introdurre l'argomento definendolo in maniera più
appropriata Psicologia Archetipale.
Infatti questo termine indica il suo essere definita in riferimento agli
archetipi, come valore inerente al fenomeno, come sua virtualità
mitica; Archetipica invece indica piuttosto l'inerenza di una qualità
fondante che tale psicologia non si attribuisce affatto. Tuttavia poichè
così è stata definita nel corso delle sue prime traduzioni,
ho ritenuto opportuno conservarne l'accezione onde evitare inutili misinterpretazioni.
In ogni caso entrambi gli aggettivi attendono al significato metaforico,
come indicazione di un movimento immaginale.
Se, come più volte ho scritto, il Sistema Immunitario rappresenta
una sorta di "occhio interno" sempre vigile nell'esplorazione
delle nostre difese, viene da chiedersi come possano verificarsi errori
di identificazione quali appunto le Malattie Autoimmuni, ove l'aggressività
si esprime nei confronti dell'organismo ospite. Come può un congegno
così perfetto e sofisticato non riconoscere il Self dal non-Self
? Come può subdolamente insorgere contro ciò che finora
ha protetto? Bastano le scoperte scientifiche sull'immunogenetica a comprenderne
il significato?
Poichè molto già è stato detto sull'argomento, vorrei
sviluppare il tema in maniera altra, collocando il substrato causale su
di uno sfondo psicosomatico che prenda le mosse dalla psicologia del profondo
e più segnatamente dalla sua evoluzione in chiave archetipica.
Ormai le dissertazioni sul linguaggio del corpo, così inflazionate
da rientrare nel lessico new age, non suscitano più l'interesse
che meriterebbero ed è quindi indispensabile ri-visitarne i contenuti,
introducendo una più suggestiva interpretazione che ci aiuti veramente
a comprendere.
Immaginiamo per un attimo che Jung avesse ragione: "...gli Dei, per
farsi ri-conoscere, hanno dovuto trasformarsi in patologie..." Che
cosa abbiamo scordato del nostro passato tale da rendere così difficile
affrontare il quotidiano? Perchè invochiamo sempre lo stress come
causa di tutti i mali? Forse quello che ci sfugge è la connessione
fra ciò che sta in noi e ciò che ne resta fuori. Siamo sempre
più allergici e intolleranti all'ambiente, l'iquinamento è
lo spettro del nuovo millennio. Abbiamo perduto l'intima connessione fra
Anima hominis e Anima mundi.
IL MITOLOGEMA IN PSICOLOGIA ARCHETIPICA.
D'altra parte era inevitabile, visto che abbiamo sposato la causa illuminista,
cartesiana e materialista del progresso tecnologico come presupposto esistenziale,
sostituendo alla cultura la civilizzazione. Ci siamo creati le premesse
per non vivere in simbiosi ecologica e perseveriamo nell'atteggiamento
eroico dell'uomo-padrone, evoluzionista, razionale, prometeico! Se siamo
l'espressione microcosmica del mondo, perchè stupirci dell'anarchia
biologica quando siamo i primi a violare le norme, virtuali, che ci siamo
imposti? La visione monoteista con la quale affrontiamo i grandi temi
collettivi: amore, passione, solidarietà, lealtà, rispetto,
reca in nuce le premesse per la trasgressione, l'ipocrisia della difesa
dal senso di colpa, la rivendicazione dell'Ego come unica speranza di
salvezza. Anche quando concediamo spazio all'introspezione lo facciamo
in modo psico-logico, riesumando la tesi freudiana della suggestione parentale
o al massimo il processo junghiano d'identificazione. Non male come approccio,
ma non basta... Ci occorre rispolverare il mito neoplatonico, ripercorrere
le orme di Eraclito e Plotino, approdare alla prospettiva rinascimentale
di Ficino e Vico. Lo sfondo mitologico, con le sue metafore, ci riconnette
agli Archai, ci colloca in uno scenario estetico, ove i nostri sentimenti
danno spazio alla rappresentazione di Anima in senso nè letterale
nè fideista, nè filosofico nè concettuale.
Afrodite, Dioniso, Hermes, Era, Hestia, Pan devono tornare ad essere il
nostro repere immaginale. Rispolverando il mito di Eros e Psiche sarà
più facile comprendere l'intimo dialogo fra neuromodulatori e citochine,
cosicchè Malattia Autoimmune non resti un termine tecnico di proprietà
scientifica, ma entri a far parte del nostro vissuto interiore. E' mio
intento proseguire affiancando la risorsa clinica all'approccio che ho
appena illustrato, perchè sono convinto che non v'è guarigione
senza consapevolezza.
Di ciò sono grato al Dr. James Hillman, eminente filosofoso e psicologo
americano: senza il suo prezioso contributo letterario sarei ancora a
chiedermi perchè talvolta la malattia è così crudelmente
irrazionale!
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Se insegni, insegna allo stesso tempo a dubitare di ciò che insegni.
(José Ortega y Gasset)
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